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Corsa ai treni e panico: colpa della comunicazione?

By Alessandra Marrone on March 10, 2020

Il sabato sera appena trascorso, è stato certamente un sabato diverso da tutti gli altri. A partire dalle 20 circa, i giornali hanno iniziato a diffondere una notizia, non ancora ufficiale, di un provvedimento che avrebbe messo in quarantena l’intera Lombardia. Il risultato? Il panico totale. Le immagini che ormai abbiamo visto tutti sono quelle che ritraggono una folla di persone che, in tutta velocità, si dirige verso le stazioni milanesi per riuscire a salire anche sull’ultimo treno diretto verso il Sud Italia. Molti studenti, lavoratori o proprietari di case al Sud, hanno tentato di scappare, letteralmente, dalla città di Milano. Questa reazione ha scatenato numerosissime polemiche sui social.

Ma cosa spinge le persone a reagire in modo tanto feroce e in barba a tutte le indicazioni da parte degli esperti che già allertavano circa il pericolo dello stare in luoghi affollati? Se ci pensiamo bene, già solo la scelta di ammassarsi in treno pur di “tornare a casa” è del tutto irrazionale e controproducente se si è preoccupati per sé e per la propria famiglia per la possibilità di contagiarsi.

Cerchiamo di capire bene cosa è accaduto e quale sia stato il ruolo della comunicazione all’interno di questo scenario.

 

Cos’è la paura?

 

Per poter capire il panico, bisogna partire da ciò che c’è alla sua base: la paura.

Il vocabolario Treccani definisce la paura in questo modo:

“Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso: più o meno intenso secondo le persone e le circostanze, assume il carattere di un turbamento forte e improvviso, che si manifesta anche con reazioni fisiche, quando il pericolo si presenti inaspettato, colga di sorpresa o comunque appaia imminente”

La paura, è un’emozione che per quanto spiacevole, è utile alla nostra sopravvivenza, perché ci permette di allontanare il pericolo e di agire con saggezza.

 

La percezione del rischio

 

Il coronavirus è un pericolo che sta esplodendo nel nostro paese proprio in questi giorni. Prima di questo, un altro argomento di cui si parlava spesso era la condizione climatica del pianeta. Ebbene, molti hanno messo a confronto il modo in cui è stato e viene tutt’ora percepito il rischio legato all’ambiente e quello riconducibile invece al Coronavirus.

Le reazioni delle persone di fronte a quest’ultimo,  sono certamente molto più immediate ed estreme, proprio come la fuga da Milano che si è verificata lo scorso sabato sera. Mentre la problematica climatica ha influenzato ben pochi cambiamenti comportamentali. Questa differenza è senz’altro spiegabile da alcune ragioni psicologiche come l’imminenza del pericolo e il fatto che sia collocato in ben precise e circoscritte zone del pianeta, rendendo di fatto, la percezione di questo pericolo molto più forte ed evidente che nel caso ambientale.

Ma c’è un altro importante fattore da non sottovalutare: il bombardamento mediatico a cui, in questi giorni e in queste ore, è sottoposto l’intero  paese. In qualsiasi momento della giornata si consulti Facebook o qualsiasi altro social network, oppure si accenda la televisione o la radio, l’argomento trattato è sempre lo stesso. Se affrontato con una certa insistenza e con un certo risalto, un evento si sedimenta molto bene nella nostra memoria e ce lo fa percepire come maggiormente rischioso rispetto a molti altri di cui si parla meno.

Nel contesto attuale, quello in cui l’Italia e alcuni territori in particolare sono a forte rischio diffusione del contagio, il bombardamento mediatico e la conseguente paura che viene suscitata nelle persone, è utile, proprio come dicevamo all’inizio.  Il numero di persone ricoverate, il numero di pazienti deceduti e in generale, tutti i numeri del contagio, rappresentano infatti delle informazioni utili, non solo per il proprio contenuto informativo, ma anche per suscitare nelle persone il giusto grado di paura, quello necessario per far sì che le norme vengano attuate da parte di tutti e per il bene di tutti.

Il problema nasce quando tutte queste informazioni creano confusione e incertezza estrema che trasformano la paura in panico.

 

La corsa ai treni

 

Diffondere una comunicazione che sia realistica, coerente e basata su statistiche al posto delle emozioni, è quanto si rende più necessario in questi momenti. La folla di persone che ha tentato con ogni mezzo di scappare da Milano, ha agito invece in preda alle emozioni, al panico più totale. Una vera e propria reazione di fuga di fronte alla percezione di un pericolo imminente. La paura, ha di fatto annebbiato le menti delle persone e gli ha impedito di vedere l’irrazionalità del gesto che stavano per compiere. Nessuna di quelle persone, credo, fosse intenzionata a diffondere il virus nel proprio paese, tra i propri famigliari, ma quando un’emozione intensa come la paura si trasforma in panico, questo è quello che succede. Non si ragiona più e per “salvarsi” si è disposti anche a calpestare gli altri.

L’importante ruolo giocato dalla comunicazione in situazioni di crisi, si rende ancora una volta evidente. Sicuramente capire e trovare il giusto equilibrio tra informazione e allarmismo, dati ed emozioni, non è un gioco da ragazzi, tuttavia si rende assolutamente necessario per evitare situazioni di panico come quella qui descritta. Un mix di fattori dunque, dai più basilari meccanismo di funzionamento della nostra mente, al modo e alla quantità con cui i mass media stanno pubblicando le informazioni, porta alla diffusione del panico. La responsabilità di ognuno di noi è quella di non cedere alle emozioni e ragionare sulle informazioni che i mezzi di comunicazione ci forniscono quotidianamente.

*****

Con gli aggiornamenti delle ultime ore, si è reso ancora più evidente che la fuga verso il sud sia stata del tutto inutile e controproducente: l’intera Italia è ora diventata zona rossa, non cambiando di fatto il destino delle persone che sarebbero dovute rimanere in quarantena in Lombardia e che ora lo faranno in diversi paesi d’Italia.  

Topics: comunicazione, mass media, Coronavirus

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