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A piccoli passi possiamo cambiare grandi cose

By Tommaso Enea Barbieri on October 24, 2019

Il mondo sta cambiando e le nuove tecnologie a disposizione ci hanno permesso di arrivare ovunque, apportando nelle nostre vite molti aspetti positivi, ma cosa succede quando vengono utilizzate in maniera sbagliata?

La tecnologia, se usata con buon senso può davvero essere molto utile, ma quando la frustrazione si manifesta in rete può causare gravi danni, si tende spesso a minimizzare e a non dare la giusta importanza, pensiamo ancora che la tecnologia sia un tassello in aggiunta alla nostra vita reale, qualcosa di distaccato dalla realtà e che quindi fondamentalmente non esiste. Spesso ci dimentichiamo però che la rete è comunque formata da persone reali, dietro ogni schermo e ogni tastiera c’è una persona in carne ed ossa, che proprio grazie a internet, ha la possibilità di comunicare il suo pensiero a tutto il mondo.

Possiamo quindi dire che più che irreale,  internet è un’amplificazione della realtà e dobbiamo stare attenti a non distorcerne il suono, ricordandoci che non siamo in cameretta dove possiamo cantare a squarcia gola.

 

Siamo quello che postiamo, anche quando fingiamo di essere ciò che non siamo. Ogni nostro comportamento è una nostra responsabilità, sia che scegliamo di seguire la massa, sia che scegliamo di essere noi stessi e la domanda di fondo che dovremmo sempre porci è:

che persone vogliamo essere? Il mio comportamento può essere dannoso per qualcuno?

 

Discriminazione, bullismo, violenza sulle donne, body shaming, sono fenomeni che sono sempre esistiti, ma con l’uso della tecnologia, anch’essi si sono amplificati, dando forma a nuove forme di violenza come lo stalking e il cyberbullismo, che inoltre risultano più dannose, in quanto anche una singola offesa può raggiungere contemporaneamente un’ampia platea di persone e rimbalzare così da una parte all’altra illimitatamente, ampliando anche la gravità che può recare.

Tutto questo non è la realtà solo perché non possiamo toccarla con mano?

Vediamo insieme alcuni dati provenienti direttamente dall’Istat.

 

Bullismo

Più del 50% delle persone intervistate (11-17 anni) ha riferito di esser stato vittima di episodi offensivi e/o violenti nei 12 mesi precedenti all’intervista. Il 19,8% di questi ha subito azioni di bullismo una o più volte al mese e la metà di questi casi è vittima costantemente di questi comportamenti almeno una volta a settimana.

La percentuale delle ragazze rispetto ai ragazzi è di media superiore del 5%.

Questi dati diminuiscono con il crescere dell’età.

Le percentuali sono differenti anche a livello territoriale, infatti le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord Italia, oltre il 57%.

 

Cyber bullismo

Contando che, quella attuale è la prima generazione di adolescenti che cresce in una società dove l’essere connessi rappresenta una costante nella quotidianità, indipendentemente dal contesto sociale da cui si proviene. I dati parlano chiaro anche in questo caso.

L’85% dei ragazzi (11 - 17 anni) utilizza quotidianamente il cellulare e il 72% di questi naviga ogni giorno in rete, solo 4 anni fa questa percentuale era del 56,2%.

Tra le ragazze le percentuali salgono di quasi il 3%.

Il cyberbullismo colpisce 1/5 delle persone che sono state vittime di bullismo e il rischio maggiore è tra i più piccoli, 7% per i bambini da 11 a 13 anni, 5,2% per i ragazzi da 14 a 17 anni.

La maggior parte delle vessazioni avvengono tramite l’uso di smartphone, l’uso del pc per connettersi a internet è in forte calo, nel 2014 il 40,5% degli adolescenti si connetteva da un computer, oggi solo il 27,7%.

 

Bullismo nei confronti degli stranieri

Gli stranieri subiscono azioni di bullismo fino al 17% in più rispetto agli italiani, differenziandosi anche qui in base al genere, sono infatti le ragazze straniere quelle più colpite, rispetto ai ragazzi di altra nazionalità.

 

Stalking

Comportamenti associati al bullismo possono portare anche alla violazione di norme penali che possono sfociare in gravi situazioni. Molestie, minacce, percosse, lesioni, diffamazione, danneggiamento, furto, atti persecutori, sostituzione di persone ( più ricorrente nel mondo digitale attraverso la creazione di profili falsi), tutti comportamenti che possono portare all’istigazione al suicidio.

Le denunce per atti persecutori, al contrario del bullismo, sono meno frequenti tra i giovanissimi, il motivo? Tra i più piccoli il rapporto tra i due sessi è tendenzialmente lo stesso, lo stalking invece si presenta più come un reato di genere, infatti il numero delle donne vittime di questo fenomeno è 3 volte quello dei maschi, 5 volte maggiore nelle fasce d’età 18-24 e 25-34. I casi più frequenti sono quelli causati da ex partner, anche se non mancano situazioni dove lo stalking proviene da altre persone. Le vittime che hanno denunciato sono più che raddoppiate nel giro di 7 anni, aumentando anche tra i minorenni.

 

Un dato interessante che è emerso da quest’indagine è che una grande maggioranza delle vittime ritiene che confidarsi con le persone vicine aiuti meglio a reagire.

 

 

Con la creazione della community “noi non stiamo zitti”, invitando le vittime di qualsiasi tipo di violenza a raccontare la propria storia, abbiamo subito notato come il solo parlarne e aprirsi abbia aiutato, anche in piccolo, queste persone, ricevendo molti feedback positivi sul loro stato d’animo dopo averci scritto.

Recentemente abbiamo fatto un sondaggio in cui veniva domandato se i partecipanti avessero mai chiesto un aiuto esterno come ad esempio uno psicologo o uno psicoterapeuta e oltre il 70% ha risposto negativamente.

 

Allora ci siamo interrogati su questa questione e ci siamo chiesti:

perché le persone hanno paura di affidarsi a un professionista?

 

Purtroppo il tabù dello psicologo esiste ancora, così come il pregiudizio radicato di una cultura che considera chi soffre a livello psicologico come una persona da cui stare alla larga, una persona sbagliata, diversa; quante volte abbiamo sentito dire “gli psicologi sono per i pazzi”?

Mentre chi è affetto da una malattia fisica è considerato semplicemente malato e anzi, riceve la compassione di tutti, non è la stessa cosa per quelle che vengono definite “le malattie dell’anima”.

Con questo non stiamo dicendo che una patologia è meno grave dell’altra, insomma, parliamo di malessere in entrambi i casi, che sia psicologico o che sia fisico ed è proprio questo il punto, non c’è alcuna differenza e per come sta evolvendo il mondo, sempre più persone vivono nella frustrazione, sempre alla ricerca della vita perfetta che vedono nei profili da milioni di follower, una corsa senza fine verso una felicità effimera, senza renderci conto che non sarà né il filtro giusto, né l’hashtag perfetto a renderci felici e soddisfatti, la società ci vuole insoddisfatti e consumatori (malattia del nuovo millennio).

 

Affidarsi a uno psicologo è un passo importante da fare perché include un cambiamento dentro di noi e il cambiamento fa paura e quanti hanno davvero il coraggio di cambiare?

Se pensiamo anche alle piccole cose, ci sono sempre più persone che preferiscono adagiarsi nonostante il malessere che provano, bloccati dalla paura di fallire o di peggiorare la propria situazione e spesso l’errore è comune, ovvero dare la colpa all’esterno, pensare che siano gli altri a dover cambiare non noi, colpa della società, colpa di internet, colpa dei social, frasi sentite e risentite. Certo, questi fattori non aiutano di certo al benessere delle persone, soprattutto se usati in maniera sbagliata, ma se ognuno di noi facesse uno sforzo interiore per migliorarsi ogni giorno e capire i propri errori e cambiare le brutte abitudini, forse la situazione migliorerebbe.

Uno psicologo fa fondamentalmente questo, uno psicologo non ha la formula magica, esso con le sue competenze cerca di capirti e capire il problema per poi porti le giuste domande su cui riflettere. Molte persone pretendono già alla prima seduta di risolvere gran parte dei problemi, ma se il paziente in questione non è pronto a tirare fuori le proprie emozioni e non è predisposto al cambiamento, l’aiuto di un professionista non porterà a nessun risultato, la buona riuscita della terapia infatti deriva proprio dalla collaborazione della persona che sceglie di affidarsi a quest’ultimo.

Proprio per questi motivi e proprio per il fatto che crediamo fortemente che parlarne possa aiutare, ma parlarne anche con qualcuno in grado di indirizzarti, può aiutare ancora di più, abbiamo deciso di iniziare una collaborazione con la Dott.ssa Barbara Alessio.

Psicologa psicoterapeuta, ha scelto di impegnarsi in questa causa, dando il proprio sostegno alla community di Noi non stiamo zitti, un sostegno concreto, portando le sue competenze tecniche, le sue conoscenze e tutta la sua esperienza in quest’ambito, per donarci consapevolezza, ma soprattutto ci aiuterà e sosterrà in questa lotta contro il silenzio.

 

Topics: bullismo, transfobia, bodyshaming, comunicazione etica, omofobia, body shaming, cyber bullismo, Barbara Alessio, stalking, psicologia, istat bullismo

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